Cos’hanno in comune i tre giovani della Bibbia Anania, Azaria e Misaele, il giovane beato altoatesino Josef Mayr-Nusser e l’ufficiale militare della seconda guerra mondiale Desmond Doss? Una cosa molto semplice: il coraggio di essersi rifiutati e di aver detto “no”. Sono questi i testimoni che hanno accompagnato le nostre brevi giornate in montagna, nella meravigliosa Val Pusteria. È a Monguelfo che, dall’8 al 12 agosto, una ventina di giovani universitari e lavoratori si sono rifugiati, per vivere seppur in maniera ridotta e molto attenta il consueto camposcuola estivo. “Alzo gli occhi verso i monti”: questo il titolo scelto per l’esperienza, per sottolineare il desiderio di rimettersi in contatto con il Creatore, attraverso la dimensione della natura che tanto abbiamo apprezzato durante il periodo di lockdown. Con le parole semplici e spontanee dei Salmi abbiamo scandito i nostri momenti di preghiera, affidando, ringraziando, ricercando la vicinanza con Chi non ci abbandona mentre tutto intorno a noi è ancora incerto.
Ma non solo contemplazione. Il rapporto con Dio è fatto anche di scelte: più che tante parole, è eloquente la vicenda di Josef Mayr Nusser, giovane responsabile dell’AC di Bolzano negli anni ’30’40. Critico verso il regime dittatoriale che avanzava, aveva organizzato incontri di formazione per mettere in guardia i giovani dal fascismo, schierandosi clandestinamente con la Resistenza. Costretto con la forza ad arruolarsi nelle SS, si rifiutò di prestare giuramento a Hitler e venne condannato a morte. Morì di stenti nel treno che lo portava a Dachau, dove doveva essere fucilato. Il suo semplice “no”, fermo e coerente, mise in discussione i suoi compagni e in difficoltà la sua famiglia, accusata di tradimento. Ma lo rende per noi esempio luminoso di fedeltà possibile nonostante tutto. È stato beatificato nel 2017.
La stessa fedeltà l’abbiamo ritrovata nella testimonianza di Desmond Doss, primo soldato “obiettore di coscienza”, arruolatosi non per combattere ma per medicare i feriti, nonostante lo scherno dei compagni di reggimento; con il suo coraggio riuscì a salvare la vita in battaglia a più di 70 uomini senza mai toccare un’arma. Tempi diversi, ma stessa forza d’animo per gli amici di Daniele, i tre giovani Anania, Azaria e Misaele che si erano rifiutati di inchinarsi davanti alla statua del re Nabucodonosor.
Icolori e la meraviglia della montagna hanno fatto il resto: la potenza delle tre cime di Lavaredo, i colori luminosi del lago di Dobbiaco, di Landro e di Braies, la pace della Val Casia, l’emozione di raggiungere l’Austria in bici... ma soprattutto, ritrovarsi insieme, fisicamente, come non succedeva da mesi: grazie Signore!
Elena Oleari